"BDSM, oltre lo specchio dell'Ombra"

tesi di laurea di Virginia Micagni per il corso di arti visive applicate (pittura) del prof. Rinaldo Novali per l'anno accademico 2008/2009

relata dal professore di antropologia culturale Roberto Daolio.

ALBERTO LISI (HIKARI KESHO)
– IL FETICISMO PER LA PERFEZIONE-

“Se un fotografo afferma di non essere un voyeur, allora è un idiota!”
.....................................................................................Helmut Newton

Alberto Lisi, padovano, classe '58 è appassionato di fotografia sin dall'infanzia, quando il nonno gli regala la prima macchina fotografica analogica che conserva ancora gelosamente nella sua collezione. Amante del corpo umano in tutte le sue espressioni, decide di fare della fotografia il suo mestiere e diventa uno stimato professionista specializzato nel campo della moda. Sebbene nella sua carriera di fotografo fashion abbia spesso ottenuto riconoscimenti per la continua ricerca di nuove tecniche e sperimentazioni l'artista rimane profondamente legato al concetto di bottega, di laboratorio ed è lontano dalla freddezza clinica dei moderni studi fotografici. Da anni ormai lavora esclusivamente con la fotografia digitale, eppure rimane, nella sua opera, un certo, impalpabile gusto per l'antico, come tracce di un grande amore per i pionieri dell'arte fotografica. Questa scelta si riflette anche nel formato in cui stampa le sue opere, infatti Lisi non ricerca l'opulenza della gigantografia e nelle sue installazioni le fotografie hanno il formato tipico del ritratto: così facendo crea una sorta di legame con chi le guarda, perché per vedere si è costretti ad avvicinarsi e ad osservare con attenzione. Con uno sguardo distratto e superficiale sarebbe impossibile comprendere appieno certi dettagli ricercati e per coglierne la bellezza è fondamentale soffermarsi, prendere il tempo necessario a comprendere le sfumature. Personaggio inquieto, costantemente alla ricerca di nuovi interessi e appassionato di cultura orientale, specialmente di tradizioni giapponesi, il suo approccio all'arte fotografica può essere comparato all'Hagakure, il testo composto di aforismi alla base del Bushido, la via del Samurai: la sua dedizione al costante miglioramento è infatti assoluta e come il famoso guerriero giapponese è fedele al proprio Daimyo, Lisi è votato alla fotografia e alla continua ricerca della perfezione. Nonostante da anni seguisse l'arte di Nobuyoshi Araki, è stato grazie alla visione, in tempi recenti, di alcuni film giapponesi che è riuscito a dare un nome a quello che precedentemente aveva conosciuto solo a livello emotivo. Dopo le sue prime serie di lavori fotografici oltre il campo professionale, immagini che già presentavano forti tensioni erotiche ma nate in un ambito assimilabile alla ricerca antropologica, inizia così ad addentrarsi nell'ambiente controculturale di cui da tempo utilizzava gli elementi iconografici e i simboli, grazie a queste pellicole conosce il BDSM, e soprattutto il bondage; riesce infine a dare un nome ad un arte antica che lo aveva sempre attratto, lo Shibari, più propriamente definito Kimbaku. Studia l'arte della legatura e si esercita sino a diventare un Nawashi, un maestro delle corde e decide, a questo punto della sua carriera decide di dividerlo nettamente dalla figura professionale di fotografo fashion. Crea così un alter ego, una sorta di seconda identità ritagliata sulle sue ricerche artistiche e, considerate le sue inclinazioni filo-nipponiche è sorto spontaneo il nome d'arte di Hikari Kesho, che tradotto in italiano significa “bellezza dalla luce”, chiaro riferimento all'arte fotografica che dalla luce e solo da quella nasce. Alberto Lisi, nei panni di Hikari Kesho si distingue nel panorama della fotografia Shibari per un ulteriore e fondamentale dettaglio: egli è probabilmente l'unico a unire in un unica figura il Nawashi e il fotografo. Immaginare, pensare, elaborare con la propria fantasia nodi sempre nuovi e legature sempre più spettacolari è un lavoro che richiede impegno e costanza e chi non conosce l'arte della legatura erotica non può immaginare quanto tempo e quante prove richieda riportare nella realtà un immagine nata nella fantasia dell'artista. Nemmeno Araki, che è universalmente riconosciuto come il grande maestro del settore e provetto artista della corda è artefice delle legature che fotografa: il carico di lavoro sarebbe eccessivo, i tempi ristretti e le possibilità di ottenere l'immagine pensata sempre più basse a causa delle difficoltà tecniche. Eppure, questo artista, oltre a divenire in breve tempo uno dei più affermati Nawashi a livello europeo riesce, forse grazie alla già citata attitudine al lavoro assimilabile a quella dei samurai, a essere l'unico responsabile della propria opera e a creare queste immagini raffinate, nelle quali si incontrano uno stile tipicamente glamour e un arte contraddittoria, antica e poco conosciuta in occidente se non nel settore proprio dell'erotismo estremo.

LA SCIAMANA, LA MORTE E ALTRE STORIE e EROINE STREGHE E ANGUANE

Come già precedentemente accennato, il suo amore per l'arte fotografica lo ha spinto ad esercitare la fotografia al di fuori del campo prettamente professionale; sono sempre i corpi, le persone, i soggetti prediletti, e nei sui primi lavori oltre il glamour le tematiche si fanno più mistiche, più legate al folklore delle sue terre. Le immagini scaturite da queste prime ricerche sono sogni, scene sospese nel tempo, tinte di un bianco e nero drammatico, intenso e a tratti torbido, sottilmente erotico oppure corpi algidi, inondati di una luce morbida in cui abbondano riferimenti ad un mondo fantastico e arcadico, un'utopia che galleggia tra l'aulico del contenuto e la perfezione tecnica che contraddistingue l'intera produzione di Lisi. Nonostante l'evidente attualità dei mezzi utilizzati compone le sue immagini come fossero dipinti rinascimentali architettando scenari accurati nei quali inserisce figure umane con estrema naturalezza, amalgamandole ad elementi e simboli presi dalla tradizione, dal mondo delle fiabe , dalla religione intesa come culto rurale e dall'antica Grecia: rappresenta omaggi ad un classicismo innato creando così immagini tecnicamente perfette, patinate, ma al contempo inquietanti ed oscure. Ci racconta di superstizioni, di tradizioni arcaiche e di rituali smarriti dalla modernità; una vera e propria ricerca etnologica per immagini che richiama alla mente un mondo onirico adulto ed elegantemente erotico. Ancora lontano dallo scoprire la sua passione per l'arte dello shibari, a livello intuitivo quest'ultima doveva già appartenere al suo immaginario e in questi primi lavori abbondano anticipazioni di quanto scoprirà in seguito con le sue ricerche. Corde abbandonate su corpi femminili, costrizioni, feticci; al di fuori dell'ambito lavorativo, in cui la sua creatività è costretta entro i limiti codificati da un estetica glamour, l'artista inserisce nelle sue fotografie ciò che lo colpisce emotivamente, rende immagine fisica ciò che scaturisce dal lato dell'ombra che tutti noi abbiamo nella nostra personalità e indaga senza timori sulle proprie fantasie.

SHIBARI (2004- TUTT'OGGI)

Dal 2004 lo Shibari diventa l'elemento principale della sua ricerca iconografica, una serie tutt'ora portata avanti e in continua evoluzione. La passione giovanile per l'architettura lo spinge a inseguire e superare sempre nuovi limiti; diventa evidente nella costruzione scenografica dell'immagine, nella sua struttura precisa e studiata in modo quasi scientifico e sui corpi femminili che sono immortalati, sui quali crea moduli quasi architettonici, decorazioni, fregi di corde e scolpisce coreografie sempre diverse. L'amore per l'arte classica per la fotografia “degli inizi” lo porta a lavorare molto in studio, a inserire questi elementi dal forte richiamo erotico in scenari artificiosi studiati sino all'ultimo dettaglio, dove niente è lasciato al caso. Ad un primo sguardo, questa serie di scatti richiama alla mente l'indiscusso maestro dell'erotismo Araki ma ad un'osservazione leggermente più attenta ci si rende conto del fatto che i due artisti in comune hanno ben poco oltre alle corde: gli scatti di Lisi infatti, da un punto di vista puramente formale, sono più vicini alle visioni di Helmut Newton, sebbene spogliato da molti degli elementi fetish che contraddistinguono l'artista tedesco, piuttosto che a quelle del grande maestro giapponese. Le modelle di Araki, tutte ragazze qualunque, hanno espressioni sofferenti, la fotografia, benché studiata, ha un qualcosa di fintamente amatoriale, un immaginario dall'erotismo prepotente, scopofilo e sono ormai leggendari gli elementi di disturbo che egli inserisce nei suoi scatti: giocattoli erotici, rettili di plastica, richiami ad una cultura del manga e della televisione che distolgono l'attenzione dal soggetto legato e costringono l'osservatore a chiedersi il motivo della loro presenza, a ipotizzare. Nella fotografia di Lisi la ricerca è volta alla perfezione estetica, l'attenzione è tutta focalizzata sul soggetto e sulla forma: la contemplazione di queste immagini non crea quesiti e non suggerisce altro che meraviglia; per la perfezione dei nodi, delle ragazze che fotografa e la plasticità delle pose di corpi che si librano a mezz'aria, come sospesi: privati della materia e della fatica questi corpi assumono una bidimensionalità assoluta, guardare queste immagini è un piacere visivo e suscita le stesse sensazioni che si possono provare assistendo ad un balletto, in cui la fluidità del movimento e l'eleganza distolgono l'attenzione dal duro allenamento. Guardando queste immagini non si riesce a pensare al duro lavoro dell'artista, doppiamente coinvolto prima in veste di Nawashi, che immagina, prova e infine resuscita fisicamente le proprie fantasie, e poi di fotografo dal consumato mestiere e alla maestria con cui riesce ad ottenere un immagine ineccepibile dal punto di vista formale e tecnico: studiando con attenzione i volti delle ragazze immortalate non si trova traccia di stanchezza, del fastidio che si prova a contatto con la corda ruvida che crea attrito sulla pelle nuda. Sono icone di un eleganza glaciale, immagini votate alla ricerca della perfezione estetica. La fredda bellezza di molte delle ragazze fotografate da Lisi ricorda gli scatti di Newton alle grandi icone della moda dei primissimi anni '80: figure toniche, longilinee, una ricerca ossessiva della perfezione nella costruzione dell'immagine, l'amore per il dettaglio e i volti neutri, da copertina, che ben poco hanno da dire oltre la pura bellezza obiettiva del soggetto. La maggior parte delle fotografie appartenenti a questa serie ritrae modelle nude, i corpi patinati sono riplasmati dai legami, dai nodi e l'ombra di Newton è presente soprattutto negli scatti eseguiti al di fuori dello studio dell'artista, nei bianchi e neri eleganti, nell'erotismo contenuto e sottilmente artificioso, in una finta casualità ricercata e studiata che in alcuni casi richiama alla memoria la fotografia di certi film in bianco e nero della Hollywood degli anni '50. La naturale evoluzione di questa serie porta l'artista a dedicarsi sempre più alle fotografie scattate in studio, il bianco e nero sapientemente utilizzato in tutto l'arco della sua carriera lascia sempre più spesso il campo al colore, che ancor più lo riavvicina al mondo della moda ma al contempo lo riscatta da questo ingombrante retaggio: le immagini più recenti richiamano alla memoria una maniera quasi pittorica, i giochi raffinati di luci e ombre amplificano la sensazione plastica delle corde e nonostante la costante presenza di drappeggi possa sì dare un senso di ridondanza al lavoro, accentua anche il chiaro omaggio all'arte post rinascimentale di Caravaggio, della Gentileschi e i colori caldi tipici dei veneti che a Tiziano Vecellio devono la loro tavolozza, contrapponendo alla freddezza digitale contemporanea questi scenari di morbida voluttà.

BOUNDLESS (2005)

Alberto Lisi è un artista estremamente istintivo, nel suo lavoro non cerca di dare un significato alle idee, le immagina e le realizza: e gli eventuali concetti dietro alle proprie creazioni vengono alla luce durante riflessioni successive. Boundless è una serie nata durante le ricerche effettuate sull'arte dello Shibari, nel periodo in cui tendeva a concentrarsi esclusivamente su quelle, da una fotografia scattata ad una carissima amica. In quanto fotografo formatosi nel campo della moda, i canoni estetici a cui si riferisce sono quelli glamour delle riviste patinate ma è stato dopo aver scattato quell'immagine che ha compreso certi valori ancestrali che fanno parte della mente umana e intuisce tutta una storia primordiale che vive nascosta nelle origini della specie umana. In questa serie c'è poco spazio per l'erotismo patinato, e per l'ordinarietà di una figura femminile glamour: utilizza un linguaggio diverso, a volte ermetico e il filo conduttore della serie non è più il feticismo, la fantasia o l'ambito sub-culturale proprio del bdsm ma piuttosto l'arte della luce che crea la bellezza assoluta, l'istinto, la memoria ancestrale di cui parla C.G. Jung nel suo trattato “L'uomo e i suoi simboli”. Boundless è un lavoro unico nel suo genere, le donne che rappresenta hanno una bellezza sacra, richiamano alla memoria il culto olistico della grande dea: questo culto, sviluppatosi nel paleolitico inferiore, aveva la figura della donna come simbolo di creazione, e sono famosissime le veneri preistoriche dalle forme esasperate giunte sino a noi. Guardando queste immagini la prima sensazione che si prova è il silenzio di un bianco e nero elegante, raffinatissimo, di figure che lo stereotipo imposto dai mass-media definirebbe grottesche. Posseggono una dignità, una sacralità che in nessuna altra fotografia di genere si trova: sono nobili icone di un culto perduto, soffocato dalle religioni prettamente maschili sviluppatesi successivamente ma di cui si trova traccia nelle leggende alla base di queste stesse confessioni e sono cariche di una simbologia erotica primordiale, istintiva. Una serie commovente, carica di un emotività ed un affettività unica che traspare da ogni scelta fatta dall'artista: come la decisione di inserire queste figure in contesti scarni, volutamente minimalisti, che focalizzano tutta l'attenzione di chi le osserva sulla figura femminile che è centro e motore di tutto e ognuna di queste immagini, le uniche della sua produzione che abbia mai deciso di presentare in grandi dimensioni, è affiancata da un haiku, una piccola frase di armonia e leggerezza così celebre nella tradizione nipponica; donne antiche e ricche di un retaggio ancestrale, e nell' opulenza delle loro forme costrette dalle corde si avverte una leggerezza unica, trasmettono una sorta di catarsi psicologica che le libera dal giudizio dei propri simili e le avvicina al divino., guardando queste immagini si prova pace. I loro corpi eccessivi sono scolpiti da luce e canapa e vengono completamente scagionati dalla carnalità, nel silenzio assoluto delle ambientazioni quasi inesistenti e affiancate da componimenti poetici ermetici e minimalisti esse assumono il manto di creature ultraterrene, oltre qualunque giudizio estetico e oltre la banalità del luogo comune. Boundless è un omaggio alla bellezza pura, oltre ogni canone imposto, un gesto di affetto che è evidente in ogni scatto, nel silenzio delicato che si avverte: non c'è angoscia nelle espressioni di queste donne bellissime che si sono esposte al giudizio ottuso della società occidentale impregnata dagli stereotipi, ma piuttosto una grande serenità. Sono sante ed eroine e Alberto Lisi si mostra ancora una volta artista dotato di una sensibilità unica nel cogliere queste donne nella loro vulnerabilità per trasformarle in simulacri di veneri misteriose, in pale di altari perduti. Le corde che le avvolgono ridisegnano i loro corpi, li abbracciano creando sulla loro pelle linee che richiamano alla memoria gli arcaici simboli della dea: tratti semplici che creano un gioco di continui rimandi tra l'equilibrio dei pieni e dei vuoti dell'arte giapponese, figure geometriche che posseggono la forza misteriosa dei disegni che i nostri antenati tracciavano nei loro luoghi sacri e con cui decoravano i corpi delle loro veneri d'osso e pietra. Boundless omaggia le origini dell'uomo, oltre lo stereotipo, oltre ogni canone imposto e assimilato e lontano da ogni inutile orpello scenografico; sono corpi i cui chiaroscuri risvegliano sensi sopiti, dimenticati, e curve intrappolate da una ricerca accanita e costante che cristallizza la loro forza in un armonia globale fatta di serenità e silenzio.

 

 

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